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La Celiachia 2018-02-23T15:57:00+00:00

La celiachia

Un metodo semplice e non invasivo che attraverso un campione di saliva, permette di individuare con precisione i bambini affetti da quest’intolleranza.

La Celiachia

MILANO – Gli intolleranti al glutine sono tanti e crescono sempre di più. Il problema è che il 90 per cento di loro non sa di essere celiaco, un guaio soprattutto se il paziente in questione è un bambino: l’intolleranza al glutine provoca infatti malassorbimento e può dare disturbi della crescita, durante il periodo dello sviluppo. È per questo che alcuni pediatri dell’università di Roma “La Sapienza”, guidati dalla responsabile del Centro Celiachia Margherita Bonamico, hanno deciso di provare a svelare quel che c’è sotto la punta dell’iceberg celiachia proponendo uno screening per la malattia, semplice e non invasivo, a oltre 7000 bimbi della capitale fra i sei e gli otto anni.

Per il test è stata raccolta una piccola quantità di saliva, analizzata per la presenza degli anticorpi anti-transglutaminasi tipici della celiachia. I bimbi che risultavano positivi sono stati invitati a fare un’endoscopia di conferma e, una volta avuta la diagnosi, hanno iniziato la dieta senza glutine e sono stati quindi seguiti per tre anni per capire se la tolleravano bene e se questa aveva ripercussioni sul loro sviluppo. I risultati della ricerca, presentati di recente a Chicago durante la Digestive Disease Week, dimostrano innanzitutto che l’1.3 per cento dei bimbi soffre di celiachia: in un caso su tre si tratta di una forma tipica, in due terzi dei bimbi era una forma “silente” che non dava grossi sintomi. I bimbi positivi al test della saliva sono risultati positivi anche ai test degli anticorpi nel sangue e all’endoscopia: «Il test salivare è ben accetto dai bambini e anche dai loro genitori: oltre il 90 per cento dei piccoli che abbiamo invitato si sono sottoposti al test – raccontano i ricercatori –. Si tratta di un test semplice ma riproducibile e sensibile, che potrebbe aiutare a individuare i piccoli celiaci: i bambini diagnosticati, che sono stati sottoposti a una dieta priva di glutine, in tre anni hanno avuto un significativo miglioramento nella crescita, senza complicazioni e con un buon grado di aderenza alla dieta».
Il test salivare potrebbe essere quindi un buon mezzo per scovare i casi non diagnosticati; durante il congresso americano si è molto discusso dell’opportunità di provvedere a screening generali della popolazione, proprio perché il problema pare in continuo aumento e la maggioranza dei pazienti non si accorge di avere la celiachia perché i sintomi sono blandi e vengono scambiati per cattiva digestione. Una ricerca finlandese presentata a Chicago ha dimostrato che i test di screening sarebbero opportuni se non altro per la popolazione ad alto rischio, ovvero per i familiari di celiaci: i ricercatori, del dipartimento di gastroenterologia dell’università di Tampere, hanno infatti osservato che se questi soggetti si riscontrano positivi agli anticorpi anti-endomisio tipici della celiachia possono giovarsi molto di una dieta priva di glutine, anche se non hanno sintomi. «I soggetti positivi ai marcatori di celiachia ma asintomatici hanno tratto notevole vantaggio dalla dieta: riferivano di stare meglio e di avere una qualità della vita migliore, inoltre erano spariti i sintomi gastrointestinali sotto-soglia che pativano quando si alimentavano in maniera standard – racconta il coordinatore dello studio, Katri Kaukinen –. Una volta conclusa la sperimentazione, l’85 per cento dei pazienti che avevano seguito la dieta senza glutine pur essendo inizialmente senza sintomi evidenti di celiachia ha dichiarato di volerla continuare, perché si sentiva meglio. Tutto questo indica che lo screening con test non invasivi, come quelli della saliva o sul sangue, può essere opportuno nella popolazione a rischio: chi è positivo può infatti trarre vantaggio dall’eliminazione del glutine».
E chissà che in un prossimo futuro fra la popolazione a rischio non debbano essere inclusi anche tutti i nati in primavera ed estate: una ricerca statunitense condotta su circa 400 bambini e ragazzi celiaci ha infatti rivelato che il 57 per cento dei pazienti è nato nel periodo da marzo ad agosto e solo il 43 per cento da settembre a febbraio. Sarebbero in gioco fattori ambientali come l’esposizione alla luce solare e la quantità di vitamina D prodotta dall’organismo nei primi mesi di vita, secondo gli autori. Che perciò ipotizzano l’opportunità di modificare l’introduzione dei cibi contenenti glutine prima o dopo durante lo svezzamento a seconda della data di nascita: «Per i nati in primavera ed estate potrebbe essere preferibile iniziare a mangiare glutine un po’ più tardi rispetto ai nati in autunno e inverno: i dati andranno confermati, ma se la situazione si rivelasse davvero questa potremmo avere un’arma in più per prevenire la celiachia», concludono i ricercatori.